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Come è nata la mia passione per il trekking? Dalla disperazione!

camminare la mia storia

“So che non ti piace camminare, ma guarda che è solo un pregiudizio. Camminare è una guarigione. Un’esperienza di salvezza. Mi devi credere.” (Michele Serra)

di Marzia Mazzoni

Che faccia bene camminare ce lo sentiamo dire tutti i giorni da medici, esperti, super sportivi... ma come ogni cosa, se non ci scatta l'impeto da dentro non c'è consiglio che tenga! 
Mi piaceva camminare quando andavo in vacanza, nelle nostre uscite col camper alla scoperta di nuovi territori. Ricordo che quando nacque nostro figlio Filippo, un'amica carissima ci regalò lo zaino porta bimbo, per consentirci di continuare la nostra passione per le escursioni e le visite di città d'arte e qualche sentiero facile di montagna. Ma poi quando rientravo a casa, ero abbastanza pigra, frequentavo corsi di yoga e lo pratico tutt'ora, ma di attività aerobiche durante i giorni feriali non mi interessavo fino a quando qualcosa mi fece scattare la scintilla, o meglio la voglia di camminare.
Quando è nata la mia passione per il camminare o fare trekking che dir si voglia? Qualche anno fa, nel 2013, lo ricordo bene perché faccio coincidere le date con eventi della mia vita. Ecco appunto, proprio questi hanno fatto scattare quella scintilla per iniziare a camminare, un toccasana per la mente e il corpo che ho scoperto in un momento di disperazione. Ma andiamo per gradi e vi racconto la mia esperienza e il mio approccio per iniziare a camminare come "medicina dell'anima".

La malattia di mia madre

Aveva l'Alzheimer e la demenza senile, malattie che portano alla follia i malati, ma anche a chi ci sta attorno. Un giorno un addetto ospedaliero mi disse che l'Alzheimer viene chiamata la "malattia dei parenti", perché la disperazione colpisce principalmente loro, perché ci si sente impotenti di fronte a questo brutale cambiamento del proprio caro, ma ci si ritrova anche a scontrarsi con una società e un servizio nazionale non adeguatamente pronti ad accogliere questi malati. Proprio a causa di questi sconcertanti cambiamenti, vivevo una disperazione che mi procurava l'insonnia. Mi svegliavo al mattino presto: angosciata e disperata, in preda a dubbi se i percorsi che stavamo adottando per lei fossero giusti o meno. Non riuscivo a restare a letto che diventava di spine e mi faceva terribilmente pensare, pensare troppo. Così una mattina decisi di indossare le scarpe sportive ed incamminarmi in un sentiero di campagna che si trova nelle adiacenze di dove abitiamo. 

Le camminate in campagna furono...

... il mio toccasana. Un full immersion nella natura dove ammiravo il sorgere del sole, i rumori tenui del giorno che si stava svegliando, la mia disperazione che si scaricava passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, piangevo e ridevo, cantavo e ascoltavo, pensavo ai ricordi, temevo il presente e non vedevo il futuro. Ogni giorno era una modalità diversa di conquistare un benessere interiore camminando, e così mi ritrovai da persona a cui non è mai piaciuta la camminata, a raggiungere i 6 km/h in un tragitto bucolico delle campagne emiliane fino a percorrere 6 o 7 chilometri in ogni mia uscita. Rientravo, una bella doccia e mi sembrava di essermi scrollata di dosso i brutti pensieri, la disperazione e quel malessere che mi pervadeva al risveglio. In quel periodo mi sentivo come Forrest Gump, il famoso personaggio dell'omonimo film interpretato dal fantastico Tom Hanks che iniziò ad un certo punto della sua vita a camminare e poi a correre e diceva "My Mama always said you've got to put the past behind you before you can move on.” ovvero "Mia mamma diceva sempre che devi metterti il ​​passato alle spalle prima di poter andare avanti." 
Con queste camminate avevo avevo bisogno di vedere il futuro.

E perché non continuare?

Pian pianino iniziai a coinvolgere anche Lorenzo nelle mie camminate, non nelle uscite mattiniere, che erano un angolo mio "privato e intimo" ma alla domenica pomeriggio, camminando su strade di campagna, ma anche sugli argini fluviali e partecipando anche a qualche evento sportivo non competitivo organizzato sul territorio dalle varie polisportive. 
Mia madre si spense nel settembre del 2014 e la mia voglia di camminare rimase. Da allora l'ho trasformata in un momento di benessere, di relax, di ispirazione. Cuffiette alle orecchie con la musica, quando vado sola... in queste uscite ritrovo energia (vi invito a leggere il mio post sul blog "Quell'inspiegabile energia di primavera!") raccolgo idee e spesso nascono nuovi progetti, perché questa boccata di ossigeno è veramente, come dicevo prima, una fonte di ispirazione, mi sento catapultata in una nuova dimensione, estraniandomi dal solito tran-tran e mi porta verso nuove dimensioni mentali. Provare per credere! 

L'avessi fatto prima!

Mi volto indietro e ho un po' il rimpianto di non aver iniziato molto tempo prima a scoprire i benefici della camminata, non parlo di vantaggi legati alla circolazione, alla cellulite, agli zuccheri nel sangue, alla pressione, ma soprattutto quel benessere mentale che si ritrova dopo una bella camminata. L'importante è l'aver iniziato e non voler smettere! Ormai le scarpe da trekking sono diventate compagne inseparabili, anche in viaggio! Vi racconterò prossimamente che dietro a queste camminate mi si è aperto un mondo di interessi trasversali... ma questa è un'altra storia...

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